Il cannone

Il "Museo Storico della Fortificazione Permanente dello Stretto di Messina" di Forte Cavalli si è arricchito di un cimelio della II Guerra Mondiale ceduto dal Ministero della Difesa al Comune di Messina, su richiesta dell'Associazione "Comunità Zancle" (concessionaria del forte), per essere collocato nel "Parco della Rimembranza di Forte Cavalli", come Monumento ai Caduti di tutte le Guerre.

Il maestoso cannone del peso di 16 tonnellate, è inserito nel percorso museale di Forte Cavalli per introdurre, attraverso la riscoperta della Storia della Difesa dello Stretto, (dall'Unificazione d'Italia al secondo conflitto Mondiale), al "Laboratorio per la Pace" rivolto in particolare alle giovani generazioni, con lo scopo di promuovere la cultura del dialogo e della tolleranza fra i popoli.

Ormai demilitarizzato e messo fuori uso, il cannone, un obice da 210/22 mod. 35, è giunto da Verona e rappresenterà un'attrazione per le sue dimensioni e per la sua storia.

Alla fine degli anni '20 l'artiglieria pesante a tiro curvo del Regio Esercito era costituita da numerosi modelli di mortai ed obici di varia provenienza (austriaca, inglese e italiana), caratterizzati (tranne che per l'obice da 152/13) da ingombri notevolissimi, ridotta mobilità e grande lentezza di messa in postazione, richiedendo lavori di scavo o di preparazione delle piazzole di tiro in muratura o cemento, alquanto laboriosi ed onerosi. Per svolgere al meglio i compiti di interdizione lontana e spianamento, nel contesto di operazioni belliche che non rientrassero nei canoni della guerra di posizione, occorreva un nuovo obice che conciliasse in sé i requisiti di mobilità, potenza, maneggevolezza, gittata, celerità di tiro ed ampiezza del campo di tiro, quali le vecchie bocche da fuoco risalenti alla grande guerra non consentivano e quali d'altra parte le necessità del moderno campo di battaglia imponevano.

Uno dei programmi salienti del piano di approntamento di nuove artiglierie impostato nel 1929 dall'Ispettorato di Artiglieria ed approvato dal Ministro della Guerra, riguardava appunto la progettazione di un obice da 210 mm ad alte prestazioni a traino meccanico su 2 vetture di peso non superiore ad 8 t, con una gittata massima di almeno 15 km, tempi per la messa in posizione di circa un'ora, affusto a code o a piattaforma, con ampi settori di tiro orizzontali e verticali, possibilità di scomposizione per il traino.

Dello studio del nuovo materiale venne incaricata la DSSTTAM (Direzione Servizio Tecnico Armi e Munizioni) con il coinvolgimento dell'industria privata.

Nella seconda metà del 1932 si decise di procedere alla costruzione di un esemplare sperimentale il cui allestimento fu affidato alla ditta Ansaldo.

Il nuovo obice, adottato definitivamente nel 1935 e che costituiva la prima artiglieria pesante a deformazione di concezione e produzione interamente nazionale adottata dal RE, presentava varie soluzioni tecniche innovative relative al traino e al tiro in batteria.

Si trattava di un'arma moderna, dotata di rinculo variabile con l'inclinazione, di recuperatore ed equilibratori idropneumatici e di freno idraulico. L'affusto era a quattro ruote munite di anelli semi-pneumatici con due code divaricabili e dispositivo per l'aderenza al terreno. L'estremità delle code terminava con due grossi perni nei quali dovevano essere infilati i vomeri.

Il tempo necessario per mettere in batteria il complesso era di circa 30 minuti. La manovra di sollevamento del sottaffusto per porre il materiale in posizione di trai­no poteva essere eseguita anche lasciando la bocca da fuoco incavalcata. Il tempo impiegato per il sollevamento era di circa 15 minuti invece dei 4-5 minuti necessari con la bocca da fuoco scavalcata. Tale manovra veniva eseguita soltanto per trasportare su brevi tratti e su terreni pianeggianti il materiale composto, in un'unica vettura.

La velocità massima di traino su strada ordinaria con la trattrice pesante Breda mod.32 era di 30 km/h.

Il nuovo pezzo fu considerato corrispondente alle aspettative e si decise perciò di fornirlo ad ogni Armata in ragione di due gruppi di tre batterie su tre pezzi. La ditta Odero Terni Orlando (OTO) si aggiudicò nel 1935 la prima commessa per 12 pezzi, seguita da una seconda ordinazione sempre per 12 complessi, passata poi all'Ansaldo nel 1937. Nel marzo del 1940 vennero ordinati 350 esemplari ma, poiché si trattò di un'ordinazione tardiva, la produzione fu praticamente nulla.

L'obice italiano era stato preferito al mortaio tedesco da 210 mm M18 soprattutto perché più leggero e meno costoso. Nel 1939 l'OTO ricevette un'ulteriore commessa per 66 pezzi, poi ridotti nel febbraio 1941 a 46 per mancanza di materie prime e per difficoltà collegate al rifornimento di materiali accessori di caricamento e carri di traino.

Nel marzo del 1940 erano stati consegnati al RE 16 pezzi, mentre almeno altri 8 materiali erano stati forniti all'esercito ungherese, che aveva adottato il 210/22 nel 1938.

Alla fine del 1942 l'Esercito disponeva di 20 pezzi.

L'obice da 210/22 mod. 35 era un'arma pienamente all'altezza dei tempi, paragonabile per prestazioni alle migliori realizzazioni straniere, come il mortaio Krupp da 210 mm M18 (che pesava una tonnellata in più ed aveva una gittata superiore di 1 km), e l'obice cingolato sovietico da 203 mm mod. 1931 (rispetto al quale l'arma italiana vantava settori di tiro più ampi).

Il moderno cannone fu impiegato soltanto in madrepatria e nella campagna di Russia dove, potente e preciso com'era, offrì eccellenti prestazioni.

Nel dopoguerra l'obice mod. 35 rimase in servizio nell'Esercito Italiano, venendo radiato ufficialmente solo nel marzo 1969.

L'obice aveva una cadenza di tiro di 1 colpo ogni 5 minutie sparava una granata del peso di 101 kgcon una velocità iniziale massima di 560 m/s e gittata di 15,5 kmo granate semiperforanti per il tiro contro fortificazioni.

Si ringrazia per il trasporto e la collocazione del cannone:

  • Direzione Generale Comune di Messina
  • Fondazione Bonino-Pulejo
  • Provincia Regionale di Messina
  • Comando dei Vigili del Fuoco
  • Comando dei Vigili Urbani
  • Comando del 24° Reggimento Artiglieria "Peloritani"
  • Agenzia Industria Difesa - Arsenale Militare - Messina
  • Azienda Forestale
  • Rodriquez Cantieri Navali Spa - Messina
The cannon

After entering the fort, crossing a drawbridge, we get to the armed square, where the biggest Italian cannon of the Second World War ( 16 tons in weight and 10 metres long), given as a present by the Ministry of the Defence and declared monument to the victims of all wars, is located.

Beside the cannon a marble memorial table is hung on the wall with the following epigraph: "To the fallen of all wars and to innocent victims of humanhorrors to let young generations learn that, in order to ensure a universalpeace in the world, the quiet voices of mediation and dialogue are the onlyalternative to the arrogant voice of the cannon".

Just before the entrance to the Museum, on the right side of the fort, a great anchor, gifted by Military Navy and used during the "passive" defence of the fort, can be found.

Per informazioni scrivi a info@fortecavalli.it