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Tratto da: M. Lo Curzio e V. Caruso "La Fortificazione Permanente dello Stretto
di Messina" - storia, conservazione e restauro di un patrimonio architettonico e
ambientale , EDAS, Messina 2006
Premessa
Dopo l'annessione del Veneto e la liberazione di Roma, la nuova Italia entrò a
gran titolo tra le nazioni europee.
Il pensiero politico e militare dell'epoca affermava che la grandezza di una nazione
dipendeva dalla potenza delle sue truppe, dall'entità delle spese stanziate per scopi
militari, dalla misura con la quale l'istituzione militare riusciva a costruire
dei buoni soldati. Sostenuti da tali idee l'unico modo perché l'Italia, per dirla con
le parole del generale Luigi Mezzacapo, presidente della Commissione per la Difesa
dello Stato, avesse - il diritto ed il dovere di essere annoverata e di farsi
valere come una grande potenza, - era quello di - seguire una politica virile. Se
ciò non verrà fatto - scriveva - avremo un'Italia linfatica e malaticcia, destinata
a morire di consunzione.
Un esteso sistema difensivo, garantiva perciò Mezzacapo, unito a una politica di
riarmo, avrebbe potuto assicurare la pace e impedire qualsiasi rischio di guerra;
avrebbe cioè avuto un sicuro effetto deterrente: "...e maggiormente saremo pegni
di pace, essendo forti, poiché in tal caso se qualche velleità vi fosse in alcuno di
avvantaggiarsi a nostre spese, questa andrebbe in fumo, eliminando anche una
possibilità di guerra. Imperocché ricordiamoci sempre che, nei conflitti
d'interessi, i forti si fanno la parte del leone a spese di coloro che stimano deboli,
e credono potere facilmente vincere, se non si sottomettono".
I Forti dello Stretto: studi, progetti e realizzazione
Dopo la conquista della Cittadella da parte delle truppe regolari del generale Cialdini,
avvenuta nel marzo del 1861, lo Stato Maggiore del nuovo Stato Italiano si
preoccupò di studiare l'assetto difensivo dei propri confini, al fine di garantire la
sicurezza ed il controllo del territorio.
In particolare, la difesa marittima dello Stretto di Messina rappresentava una sola
parte di un problema molto più ampio, cioè la conservazione della Sicilia in tempo di
guerra e, allo stesso tempo, il controllo sul Mediterraneo. Oltre lo scopo di dominare
lo Stretto, un obiettivo prioritario fu quello di proteggere Messina ed il suo
pregevole porto che costituiva, in caso di guerra, una posizione strategica militare di
somma importanza, con una notevole influenza sulla prosperità commerciale.
Gli studi e i progetti riferiti alla realizzazione di opere permanenti e occasionali per
la difesa dello Stretto di Messina, si susseguirono dal 1862 al 1889, in una continua
revisione e scelta dei siti, a cura di numerose Commissioni tecniche, che
condussero alla produzione di un'enorme quantità di disegni, piante topografiche e
preventivi di spesa per le opere e gli armamenti.
In quasi trent'anni di studi, si dovette tenere conto dei progressi delle artiglierie
che andavano a diventare sempre più potenti e, conseguentemente, dell'evoluzione dei
sistemi difensivi e d'attacco. Ogni nuovo progetto, pertanto, modificava, completava
o, molte volte, annullava il precedente.
Già nel 1862, agli albori della nascita del nuovo Stato Italiano, una Commissione
Permanente di difesa era stata nominata con l'incarico di eseguire lo studio del
territorio e dei suoi confini. Buona base di partenza furono gli studi topografici
pubblicati da Luigi e Carlo Mezzacapo nel 1859 e nel 1860.
Nelle prime ricognizioni eseguite dai fratelli Mezzacapo e dalle Commissioni di
studio, vennero censite non solo le antiche roccaforti cinquecentesche e seicentesche,
ma soprattutto le più recenti fortificazioni realizzate dagli inglesi e dai francesi
sulle coste dello Stretto di Messina, nei primi anni dell'Ottocento.
Il primo progetto riguardante l'assetto difensivo di Messina e dello Stretto, viene
messo a punto nel 1869. In esso, veniva presentata la difesa del porto tenendo conto
dell'adeguamento delle fortificazioni già esistenti (la Cittadella, il Bastione Don
Blasco, il Forte S. Salvatore e la Batteria posta davanti alla Lanterna).
A seguito delle istruzioni deliberate dal Comitato del Genio in merito ad un rapporto
presentato dal Colonnello Garneri il 27 gennaio 1871, il Ministro della Guerra, con
il dispaccio del 20 marzo dello stesso anno, diede ordine alla Direzione del Genio di
Messina di compiere gli studi per l'allestimento di opere occasionali per la
difesa di Messina e dello Stretto. I lavori vennero compilati il 5 giugno 1872. In essi
furono proposte le opere occasionali e permanenti, necessarie alla difesa dal mare
e da terra di Messina e del suo porto, e dello Stretto mediante opere da realizzare
sulle due sponde.
L'alto costo dei lavori presentato dalle varie Commissioni incaricate di redigere i
progetti delle opere sparse su tutto il territorio nazionale, comportò negli
annisuccessivi un estenuante tiro alla fune tra le proposte del Ministero della Guerra
ed il Parlamento, con continue riduzioni del numero delle opere e variazioni tecniche.
Tra il 1871 ed il 1880 furono stanziati «soltanto» 66,6 milioni di lire, dei 306
preventivati per le opere e poco più di 31 milioni per le artiglierie. Con l'impiego di
queste somme, il Ministero provvide a fortificare sino al 1879, nell'ordine, un
importante arsenale della marina, i valichi della frontiera nord-occidentale e poi la
capitale. Nell'80 decise di provvedere anche alla frontiera nordorientale e, in piccola
misura, alla difesa delle coste.
Poiché i fondi stanziati nel giugno dell'80 si sarebbero esauriti nell'84, era
necessario entro quell'anno, stilare un nuovo piano di difesa che avrebbe dovuto
sostituire quello del '71. Per ottemperare a tale mandato, il Comitato di Stato Maggiore,
convocato dall'allora Ministro della Guerra, generale Milon, ricevette l'incarico di
elaborare un piano di difesa che avrebbe dovuto indicare le località e le opere su
cui basare la difesa permanente del Paese. Costituitosi in Commissione per lo studio
della Difesa dello Stato, il Comitato si avvalse delle conclusioni degli studi per la
difesa compilati nel 1871, delle considerazioni e proposte contenute nelle
relazioni delle commissioni parlamentari che avevano esaminato i numerosi progetti di
legge preparati dal Ministero e delle fortificazioni che erano state nel frattempo
costruite.
La Commissione iniziò i lavori nell'ottobre del 1880 e li concluse nel maggio
del 1883, dopo 111 sedute durante le quali furono presi in considerazione
cinque teatri di guerra, in relazione a due ipotesi di conflitto, contro
l'Austria-Ungheria e contro la Francia.
La presidenza della Commissione fu affidata per cinque sessioni a
Luigi Mezzacapo e per due a Giuseppe Salvatore Pianell, i più anziani fra
i tenenti generali chiamati a farne parte, entrambi fra le personalità
che, per la presenza pressoché costante e l'attiva partecipazione
alla discussione, contribuirono maggiormente alla elaborazione del
piano. Il primo, già Ministro della Guerra dal 1876 al 1877, senatore,
comandava in quegli anni il VII Corpo d'Armata; il secondo, già
Ministro della Guerra del Regno delle Due Sicilie nel 1860,
senatore, comandava il III Corpo; oltre a costoro vanno ricordati:
Cesare Ricotti, già Ministro dal 1870 al 1876, deputato, comandante
il IV Corpo; Giovan Battista Bruzzo, già Ministro nel 1878, senatore,
comandante il V Corpo; Ettore Bertolè Viale, già Ministro dal 1867
al 1869, deputato, comandante il Corpo di Stato Maggiore e poi il VI
corpo; Enrico Cosenz, senatore, comandante il I Corpo, poi
Presidente del Comitato di Stato Maggiore Generale e, subito dopo,
Capo di Stato Maggiore dell'Esercito; Carlo Mezzacapo,
senatore, comandante il V e poi l'VIII Corpo; Giacomo Longo,
senatore, Presidente del Comitato di Artiglieria e Genio; il Ten.
Generale Celestino Sachero, il Ten. Generale Pompeo Bariola, il ten
Generale Agostino Ricci e gli ammiragli Guglielmo Acton e Federico
Martini.
In riferimento a Messina, la Commissione affrontò per la
prima volta il problema della difesa della città e allo
Stretto nella seduta del 12 luglio 1881 In essa, il Tenente
Generale Giacomo Longo ricordò che nel Piano ridotto di difesa
dello Stato, rispetto al Piano Generale era stata abbandonata
la difesa dello Stretto. Lo Stretto, pertanto, risultava in
quel momento totalmente indifeso.
A conclusione del dibattito che ne seguì in quella
seduta, il Ministero della Guerra, col dispaccio del 14
agosto 1881, emanò particolari disposizioni circa il piano di massima
delle opere fortificate e dell'armamento di artiglieria da redigersi per
la difesa dello Stretto e del porto di Messina.
L'anno successivo, col dispaccio del 21 aprile 1882 diretto al Ten.
Generale Giacomo Longo, Presidente del Comitato delle Armi d'Artiglieria
e Genio, Il Ministro ordinava inoltre che venisse costituita una
Commissione mista, composta dai Membri del detto Comitato, Ten.
Generale Garneri e Maggior Generale Virginio Monticelli, unitamente ai comandanti
Territoriali d'Artiglieria e Genio di Napoli, ad Ufficiali del Corpo di Stato Maggiore
e della R. Marina, con l'incarico di recarsi in Messina per studiare il
Piano Generale di massima per la difesa dello Stretto e del porto di Messina e di
stilare i progetti di opere fortificate da erigersi su entrambe le coste dello Stretto
finalizzate alla sua difesa e alla costituzione, nel porto messinese, di una
stazione di rifornimento per la Flotta.
Trasferitasi quindi in Messina, la Commissione si adoperò alla
compilazione del Piano Generale di massima per la difesa dello Stretto
e del porto di Messina e presentò i risultati al Generale Longo, con
una lettera spedita da Messina il 27 giugno 1882 Preso atto delle proposte
della Commissione Mista, il Tenente Generale Longo, inviò a sua volta al
Ministro della Guerra il 28 luglio 1882 i risultati a cui allegò le sue
personali considerazioni in proposito, che suggerivano un aumento delle
posizioni difensive e degli armamenti, con un conseguente incremento della
spesa che venne preventiva intorno a 105 milioni di lire. A causa delle esigue
somme disponibili 7 milioni di lire), il Piano di difesa venne
considerevolmente ridotto.
Completati i lavori relativi agli studi del teatro meridionale ed insulare, la
Commissione Permanente di Difesa consegnò il piano generale delle fortificazioni
per la difesa dello Stato al Ministro della Guerra Ferrero che lo presentò
alla Commissione parlamentare nel maggio del 1884. Il Disegno di legge venne discusso alla
Camera dei Deputati nella tornata del 28 maggio 1885. Con l'impegno di ultimare il
piano di difesa entro il 1890/91, il provvedimento, divenuto legge il 2 luglio
1885, consentì così l'inizio dei lavori su tutto il territorio nazionale.
Approvato quindi il Piano Generale di Difesa dello Stato, col dispaccio del 17
febbraio del 1886, e stabilito un ordine di precedenza dei lavori da eseguirsi
nell'area dello Stretto di Messina, il Piano definitivo delle fortificazioni
dello Stretto venne redatto nel 1887.
Iniziò così un lungo periodo durante il quale, contemporaneamente al proseguimento
dei lavori delle strade militari iniziati già nel 1883 e delle opere principali dei
Forti Polveriera a Campo Inglese (Messina) e Matiniti Superiore (Calabria), cominciate
nel novembre del 1884, vennero portati avanti da parte di varie Commissioni tecniche,
nuovi studi e progetti che subirono nel tempo variazioni in ordine di fattibilità,
priorità e scelta dei siti. Negli anni 1886, 1887, 1888 e 1889, le varie Commissioni
rielaborano i progetti apportando varianti e modifiche nel numero di opere permanenti
o da realizzare solo in catodi guerra.
La Commissione del 1889, tenuto conto della relazione compilata dal Tenente Generale
Carlo Genè, Comandante la Divisione di Messina, diede finalmente il via alla sistemazione
definitiva della Piazza di Messina, della difesa del fronte di terra e di mare dello Stretto.
I lavori per la realizzazione si conclusero nel 1902 quando l'evoluzione delle artiglierie e
dei nuovi esplosivi rendevano ormai vano ogni tentativo di difesa fortificata e l'impiego dei
primi aeroplani nella I Guerra Mondiale non consentiva più la mimetizzazione dal fronte di
terra e di mare. Con l'inizio della realizzazione delle strade militari, nel 1883 si diede
inizio ai lavori di costruzione delle fortezze, che subirono rallentamenti e nuovi impulsi
in funzione delle somme disponibili stanziate dal Governo.
I primi forti ad essere costruiti, per i quali i lavori iniziarono nel 1884, furono il Forte
Polveriera (Masotto) e il Forte Matiniti Superiore (Siacci) rispettivamente sulla sponda
messinese e calabrese. L'ultimo fu quello di Sbarre, posto a sud di Reggio, che fu ultimato
nel 1914, a ridosso dell'inizio della I Guerra Mondiale.
I forti che si affacciano sullo Stretto furono armati con obici da 280, cannoni da 149 e da
75 mm, ad eccezione dei forti, Antennamare, Campone, Ferraro e dei Centri (costa siciliana)
armati solo con artiglierie di piccolo calibro perché avevano invece una funzione di controllo
su eventuali attacchi di fanteria.
Il Sistema difensivo dello Stretto risulta unico nel suo genere perchè, a differenza di
quelli italiani ed europei, non ha come oggetto la difesa della città, bensì lo specchio d'acqua
dello Stretto, con una cinta di forti che, partendo a sud da Forte Cavalli (ex Batteria Monte
Gallo), gira intorno a Messina, si estende a nord fino a Punta Faro, attraversa il mare e
ritorna a sud, sulle colline della costa calabra, fino a Reggio.
Le opere di fatto realizzate a partire dal 1884, per la sistemazione della Difesa della
Piazza di Messina, sono riportate nel seguente elenco il quale consente finalmente di documentare,
in modo certo, le batterie da costa e i forti per la difesa del fronte di terra effettivamente
costruiti, sotto la direzione del Genio, sulle due sponde dello Stretto.
Dalle prime proposte di costruzione di batterie armate poste a livello del mare fatte negli
anni dopo l'Unificazione, si pervenne quindi agli ultimi e definitivi progetti di batterie armate
con grossi calibri e posizionate a diverse quote sulla costa, adatte a contrastare le potentissime
artiglierie navali in dotazione alle flotte degli Stati europei più temuti: Francia, Germania e
Austria.
I costi realizzazione si possono riassumere in queste cifre:
Costi relativi al 1889
• 14 milioni di lire per le opere;
• 1 milione di lire per le strade;
Pari a
Costo rapportato al 2005
• 50 milioni di euro per le opere;
• 3,5 milioni di euro per le strade;
Sistemazione delle Opere Permanenti della Piazza di Messina
secondo il Piano Generale studiato dalla Commissione del 1889

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Opere a carattere permanente
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DATA INIZIO LAVORI
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1
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Batteria da Costa POLVERIERA (Masotto)
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Novembre 1884
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2
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Batteria da Costa MATINITI SUPERIORE (Siacci)
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1 Novembre 1884
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3
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Batteria da Costa MENAJA
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20 Agosto 1887
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4
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Batteria da Costa PIETRAZZA
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1 Gennaio 1888
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5
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Batteria da Costa MATINITI INFERIORE
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25 Gennaio 1888
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6
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Batteria da Costa POGGIO PIGNATELLI
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25 Gennaio 1888
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7
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Batteria da Costa OGLIASTRI
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16 Agosto 1888
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8
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Batteria da Costa TELEGRAFO (Beleno)
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1 Settembre 1888
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9
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Batteria da Costa CIMITERO DI CATONA
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19 Aprile 1889
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10
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Batteria da Costa MANGIALUPI
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30 Aprile 1889
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11
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Batteria da Costa MONTE GIULITTA (Schiaffino)
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17 Giugno 1889
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12
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Batteria da Costa PENTIMELE NORD (Pellizzari)
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11 Luglio 1889
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13
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Batteria da Costa Monte GALLO (Cavalli)
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Luglio 1889
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14
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Batteria da Costa PENTIMELE SUD
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11 Luglio 1889
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15
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Batteria da Costa S. JACHIDDU
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19 Luglio 1889
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16
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Batteria PIANO DI ARGHILLA' (Gullì)
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19 luglio 1889
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17
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Batteria da Costa SERRA DELLA CROCE
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17 Agosto 1889
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18
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Batteria di PUNTAL FERRARO
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19 Settembre 1889
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19
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Batteria di Monte dei CENTRI
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Ottobre 1889
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20
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Batteria di Monte CAMPONE
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31 Dicembre 1889
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21
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Fortino di ANTENNAMARE
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Settembre 1899
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22
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Semaforo di FORTE SPURIA
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Ricostruito sui resti dell'antico Forte inglese*
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23
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Batteria SBARRE
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Costruita nel biennio 1913-14
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24
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Batteria CORREALE
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Non costruita
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* Nel 1903 venne installata la 1° Stazione Radiotelegrafica della Sicilia che venne
visitata da Guglielmo Marconi l'8 dicembre 1906.
Considerazioni finali
A cosa sono serviti i forti? Contro chi hanno puntato i loro cannoni?
Da un'oggettiva analisi dell'impiego bellico dei forti dello Stretto, si può affermare che
dal punto di vista militare essi servirono a ben poco. Eppure, l'unica ragione della loro esistenza
era quella di difendere il territorio dall'invasore, o almeno questo era ciò che assicuravano i
comandi militari che li vollero fortemente realizzare.
Con il disarmo e la fine di ogni illusione guerriera, i forti hanno perso certamente una parte
dei loro inquietanti segreti, ma il fascino legato alle loro strutture rimane ancora inalterato.
Gli unici assedi ai quali sono stati sottoposti nella storia sono quelli dell'abbandono, del degrado
e dell'indifferenza che hanno ridotto questi magnifici esempi di architettura militare ottocentesca
a luoghi inghiottiti dalla vegetazione e adibiti a discarica di rifiuti solidi e ricovero di animali.
Le strutture fortificate messinesi, che hanno superato indenni il terremoto del 1908 e le due
guerre mondiali, da quando l'Amministrazione militare ha passato le consegne all'Agenzia del Demanio,
sono state, a causa delle servitù militari, tenute lontane per tanti anni dall'attenzione dei
cittadini e hanno subito la scarsa attenzione delle Amministrazioni locali che non hanno mai colto
la loro grande potenzialità turistico-economica.
Progettati per essere parte di un unico complesso difensivo nel quale l'azione di ogni singola
Opera risultava efficace solo se sovrapposta all'azione di quella vicina, oggi risulta più che mai
necessario ripensare ad una riqualificazione che torna a puntare all'intero sistema dei forti,
luoghi privilegiati da cui godere lo Stretto, patrimonio comune alle città che sorgono sulle due
sponde, capaci di catalizzare le forze vitali della nostra società (associazioni, gruppi, cooperative
sociali…) e con caratteristiche tali che, predisposto un progetto complessivo di valorizzazione
e riutilizzo dei vari siti, possono contribuire al rilancio del mito dello Stretto dal punto
turistico e ambientale.
ATTENZIONE: In caso di utilizzo anche parziale del presente testo,
si impone la citazione:
Tratto da: M. Lo Curzio e V. Caruso "La Fortificazione Permanente dello Stretto di
Messina" - storia, conservazione e restauro di un patrimonio architettonico e ambientale,
EDAS, Messina 2006
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